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Chi è Roberto Bruzzone?

Roberto BruzzoneRoberto Bruzzone è un ragazzo di 37 anni, nato ad Ovada, città in provincia di Alessandria. Qualche anno fa, mentre era in moto, una delle sue più grandi passioni, ebbe un incidente che gli segnò la vita nel bene e nel male. In quel tragico episodio, Roberto Bruzzone perse la gamba destra e psicologicamente fu difficile ripartire. Ma proprio grazie allo sport fu in grado di risollevarsi. Si dedicò all’atletica leggera. Grazie all’aiuto di Roberto La Barbera e dell’azienda Otto Bock di Bologna, leader nella costruzioni di protesi, fu in grado di ottenere ottimi risultati. Non ancora soddisfatto, Roberto Bruzzone decise di dedicarsi ad un altro sport, uno più outdoor, non come i 60 metri piani: il trekking.

Per chi non lo sapesse, il trekking è un’attività motoria basata sul percorrere sentieri, spesso poco agevoli come le zone di montagna. È un’attività non semplice, in quanto bisogna avere un’ottima preparazione atletica per sopportare sforzi fisici per un lungo periodo.

Roberto Bruzzone ha avuto ottimi risultati:

  • due ascese del Gran Paradiso – di cui una in tempo record di 4h 30min –
  • il cammino di Santiago de Compostela – 781 km in soli 26 giorni
  • la conquista del Kilimanjaro (Africa 5895mt.)
  • l’ascesa dell’Aconcagua, la cima più alta delle Americhe, fino a quota 6030 mt.  in totale autogestione…
  • Traversata della Corsica, 22 giorni di cammino per 454 Km. tra sentieri e pietraie, in completa autogestione…
  • Namibia – Deserto del Namib, 9 giorni di cammino per coprire 240 Km. attraverso il deserto rosso…

Dopo tutte queste avventure, fu soprannominato “l’atleta con la gamba in spalla”, in onore della gamba di riserva che si porta sempre nello zaino durante le sue attività all’aria aperta.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza le sue protesi. Roberto Bruzzone, in occasione dell’experience day promosso dall’Ortopedia Alfonsi, ha presentato uno dei piedi protesici da lui utilizzati: il piede Challenger 1E95.  Le caratteristiche principali, a suo dire, sono un’ottima direzionalità e spostamenti laterali fenomenali. Questo piede protesico, a differenza dei piedi sportivi convenzionali, presenta un maggiore controllo e un maggiore livello di stabilità, quando la persona esegue movimenti improvvisi, grazie alla combinazione della molla di base e del cuneo del tallone. Non si ha solo una superficie di appoggio di quattro centimetri quadrati, ma grazie all’arco plantare e il tallone abbiamo l’appoggio di tutto un piede. Il Challenger permette di affrontare praticamente tutti gli sport come ad esempio il basket e il tennis. E’ resistenze all’acqua dolce e salata, ed è indicato per l’utilizzo senza cosmetico con calzature sportive basse. Questo piede può essere utilizzato in combinazione con altri componenti: ad esempio con protesi transtibiali sia con valvola passiva che con il sistema per vuoto attivo Harmony, che regola l’aderenza del moncone all’invasatura della protesi con una pompa meccanica attivata dal peso.

La storia di Roberto Bruzzone fa capire come è possibile superare gravi incidenti, come quello che ha subito, grazie alla tecnologia e alla voglia di fare sport.

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